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Elisa Giordano

Di Elisa Giordano, la prima donna a comporre versi in dialetto foggiano, conosciuta con lo pseudonimo “crucesella” (Il dialettologo foggiano - alias Filippo Bellizzi- in “Post fata resurgo!” Foggia 1894), “na crucesella” (G. Lo Campo in “Foggia e la questione dialettale”, Foggia 1897) o “’A Crucesella” (A. Salcesi in “Poesia popolare e poesia d’arte a Foggia”, Milano 1933), non abbiamo molte notizie.
Ci restano solo un paio di sonetti (di cui uno incompleto) pubblicati alla fine del 1800, quasi certamente sulla rivista letteraria “l’Aurora”, ed un inedito pubblicato dal Salcesi nel 1933.
Il primo a parlare di lei è il Signor X -pseudonimo del critico letterario Giuseppe Lo Campo- in un articolo pubblicato in tre parti nel 1894 sulla rivista letteraria foggiana Aurora (anno II, n. 15, 16, 17), riproposto poi integralmente nel 1897 con una appendice, nel volume che porta lo stesso titolo Foggia e la questione dialettale, Tipografia Michele Pistocchi, Foggia.
Questo lo apprendiamo dal “Post fata resurgo!” di Filippo Bellizzi che a pag. 5 scrive: “L'esordio che il mio avversario premette all'articolo Foggia e la questione dialettale, gli serve da comodino per insinuarsi in una violenta critica dialettologica cittadina, a scopo evidente di affogare i miei primi generosi tentativi di poesia in dialetto foggiano; e che vada così la bisogna, ce ne porge occasione a pensarlo lui stesso, quando, mentre loda i sonetti della crucesella, i quali anch'io ammirai e che, se mi si fosse porta l’occasione come ora, di manifestarne pubblicamente la mia compiacenza, tanto più sinceramente l'avrei fatto, per quanto grande è in me il desiderio di veder rifiorire la nostra letteratura dialettale, più giù esce nelle seguenti espressioni: « più che sciupare tempo ed inchiostro nella soluzione di sciarade filologiche ed in arzigogoli più o meno poetici, è utile e necessario studiare la vita del popolo, narrarla in buona prosa e di raccogliere le parole ed i motti che ogni dì suonano sulle labbra del volgo: lavoro proficuo e tutt'altro che umile, richiedente grande pazienza ed accuratezza ».”
E più avanti, a pag. 9, scrive: “Che non possiamo arrogarci il vanto di un grande scrittore dialettale, ve lo concedo pienamente: ma d' altronde non avete lodato voi quei due sonetti della crucesella? e non la credete, almeno lei, degna di additarsi come un tipo minuscolo del genere? E perchè parlando di lei accennate, ammirandoli, a quei soli sonetti suoi e non fate parole di altri due dal titolo « spartenza amara », riboccanti di affetti, di sentimenti delicati, di vita viva popolare, i quali, secondo me, sono più di quegli altri due degni di menzione, quantunque questi sieno più correttamente scritti?”.
Dunque la Giordano fra il 1893 (il primo numero dell’Aurora fu pubblicato il 30 aprile del 1893) ed il 1894 ha già pubblicato almeno quattro sonetti, di cui, come sostiene il Bellizzi, due portano il titolo “spartenza amara”.
Veniamo ora alle composizioni della Giordano di cui abbiamo preso visione non nella stesura originaria, dal momento che “l’Aurora” è introvabile, bensì nella trascrizione di M. Marchianò per quanto riguarda “U suggialisto e la mugliera” (in “Folklore di Capitanata”, Foggia 1970 e in “Testi popolari di Capitanata”, Foggia 1984), in quella del Salcesi per quanto riguarda l’inedito “Nu recorde de Fogge”, ed in quella del Lo Campo per quanto riguarda alcuni versi di un sonetto sulla processione dei foggiani al santuario dell’Incoronata.

Scrive Amodio Salcesi nel volume “Poesia popolare e poesia d’arte a Foggia”, Arti Grafiche UBEZZI & DONES – MILANO, 1933 – XI: “La scarsità dei componimenti che abbiamo sott'occhio e la difficoltà di procurarci le cose migliori, non ci permettono un'esatta valutazione della produzione poetica di Michele Accinni, di Elisa Giordano ('A Crucesella) e di qualche altro, che, massime nei sonetti «A' premera», « Spartenza amara », «Menzanotte», sanno cogliere aspetti caratteristici del nostro popolo, ed imprimervi una nota personale. Possiamo tuttavia riportare, a titolo di curiosità, un sonetto inedito della Giordano, ed un'altra poesiola attribuita a Luigi Rispoli. Il sonetto inedito non è gran cosa; è un consiglio e un ammonimento ad una fanciulla maldicente; v'è peraltro qualche immagine delicata e graziosa.”

Nu recorde de Fogge assalijäte?!!
Ne dice cott' e crude ogne mumente!
Eja accussì e ccullì, nen väle a nîente!...
Embè, sîente: Fogge eja sbenturäte!

Parò nen tene fele, e se ne preje
Ca si' bell', cervellin' affurtunäte;
Ma si nen vuò' parè, malambaräte,
Gnu paiese ass'lu sta' cum'eja eje;

'N -dò' te trûove nen esse' desprezzante:
D'u bûone popule 'u tresore fine
Lu venge 'a murvulezze addicrijante;

Ma... assemmegghie a nu vrite mine mine:
L'he' manià' cume reliquia sante,
Sennò - paft! - cum'azzoppe se sfraine.

A proposito di Elisa Giordano, nella introduzione al volume edito dall’Amministrazione Provinciale di Foggia “TESTI POPOLARI DI CAPITANATA - CANZONI, POESIE E PROVERBI raccolti da MICHELE MARCHIANO” (Atlantica Editrice, Foggia 1984) Renato Marchianò, figlio di Michele, scrive:

“Sempre a Foggia Elisa Giordano, un'autrice, sulla quale varrebbe la pena fare delle ricerche, propone in un sonetto (e la composizione sa tanto di letterarietà e di scuola) la maschera di Scippullo (un derivato di Geppe?), che, diventato socialista, fa tremare la povera moglie per i suoi propositi di vendetta nei riflessi dei "capuzzielli", che ora "presi per la gola" finalmente debbono "calare la capa".
I propositi di vendetta si disperdono nella saggezza dei proverbi... nei quali si ha l’impressione di avvertire la risposta della moglie del socialista (che poi non deve aver tremato molto): ..."salta cardillo ché il sole scotta.”

Riportiamo di seguito la versione del sonetto di Elisa Giordano pubblicata da Michele Marchianò nel volume “Folklore di Capitanata”, Amm.ne Comunale, Foggia 1970.

U suggialisto e la mugliera

Scippullo seia fatto suggialisto
e tutto mbicatato m’have ditto
“ngi stanno echiù Madonne e Giesù Cristo,
“non crede a sti papocchie n’omo ritto!”

Vedènnimo tremà, cchiù face u ntisto:
“O vinni sti cambane citto citto,”
“o sti mammocci tui di cartapista
“i fazzo fà nu zùmpo sop’u titto.

“Mo l’uòcchi l’hanno apierti i gattarielli:
“A forza nosta è schiitto a suggietà.
“Ne ‘i pôten’accurdà cchiù a turnesielli.

“Mo li fatiche noste hanna pagà
“Si nno facimo sciopr’! E i capuzzielli
“C’a foca ‘nganna, a cap’ hanna calà.”

Infine il critico letterario prof. Giuseppe Lo Campo nel volumetto “Foggia e la questione dialettale, che ricordiamolo raccoglie i tre articoli pubblicati nel 1894, parlando della Giordano, scrive: “Vero è che non è molto si son pubblicati un paio di sonetti dialettali col pseudonimo «na crucesella» e l’autrice che, a quanto pare, debba essere una signorina, si scosta molto dal dialettologo, anzi lo vince a dirittura. Eccone una prova:

A cocchi’ a cocchia -na precessione
Cantanno de li Santi l’altanija
Cu fanguttiello mbrazz’ e c’ ‘u bastone
Mo vace all’Ingurnat’ a cumpagnia.

Quanta naturalezza e verosimiglianza in questa descrizione che procede gradatamente fino a farci poi vedere parte della compagnia che, giunta al ponte,

‘U riesto face scauze de la via indi dopo aver fatto i tre turnielli di rito, tutti insieme i pellegrini entrano divotamente in Chiesa, dove osservano
nu struppialtiello che strascin’ à lenga.

E qual foggiano non ha assistito ad una di queste commoventi e strazianti scene di una fede cieca, smisurata, senza ambage ed ostentazione ? Quale stretta non proviamo innanzi ad una tale descrizione che forse e senza forse ci ricorda uno dei più bei momenti delle nostra fragile esistenza? E tutto questo la crucesella ci narra e descrive in un sonettuccio senza pretenzioni, in cui però la nota predominante è quella del sentimento, della fede viva, sincera e profonda non illanguidita dal gelido soffio della miscredenza.”

Concludo questa piccola ricerca sulle prime forme scritte di poesia dialettale foggiana, di cui Elisa Giordano è una apprezzata rappresentante, con l’auspicio che si possano ritrovare presto quei numeri della rivista letteraria foggiana “Aurora” sulla quale il nostro dialetto ha cominciato a muovere i suoi primi timidi passi.

Antonio Sereno