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Giuseppe Esposto

GLOSSARIO

A

ABBALLAVE    Ballava. 
ABBIAIE (S') Si avviò.
ABBUSCKA' Buscare, prenderle di  santa ragione, Guadagnare qualcosa.
ABBUSCKAVENE (S') Si buscavano delle botte. Guadagnavano. 
ACCAPIZZE Mettere  la  capezza  al   cavallo.  Anche ri trovarsi , riaversi .
ACCHEMMOGGHIE Copre.
ACCREDENDATE Fidanzata.
ACCUCCULATE Accovacciato sulle ginocchia. 
ACCUSTE Accanto.
ACQUICCE Pioggerellina, pioggia sottile ma insisten te. Aria umida di  pioggia.
ACQUASALE Pane duro ammorbidito con acqua e condito con sale, olio, pomodori, aglio o cipoll a e origano.
ACCRUMITE Aggrumito, sangue coagulato.
AIRE Ieri.
ALLASHE Allarga.
ALLAZZAVE Allentava, lanciava, gridava.
ALLECCATE Leccato, messo a lucido. Uomo  che  il giorno della  festa  si  pettinava  per  bene arricchendo i capelli di brillantina  o sapone ... per renderli lucidi.
ALLESCIATE Lisciato, reso liscio.
'AMME Gamba.
AMMENAZZAVE Incitava. Per lo più si dice per un cavallo incitato a correre o a far forza.
AMMUCCIA' Nascondere.
AMMUCCIATE  Nascosto.
AMMUINATE Annoiato, non allegro. 
AMMUSCIATE Moscio, non arzillo.
AMMUZZA' Tagliare, troncare. 
ANNEGGHIE Annebbia.
ANNESULAVENE Origliavano, stavano a sentire.
APPARECCHIATE Preparato, con gusto. Messo a bello... Lo si dice quando si apparecchia la tavola.
APPECCIATE Acceso.
APPRISSE Appresso, di seguito. 
ARDE Arde, brucia.
ARRAGGHIAVE Ragliava , l'asino ragliava. 
ARRAGGIATE Arrabbiato.
ARRAZZA' Far razza, convivere.
ARRESCIUGNATE Rattoppito.
ARRESENATE Resa fino all'osso, resa povera. 
ARRETE Dietro.
ARREZZERIA' Ripulire, rimettere ordine,  rassettare, portare via tutto.
ARRONZE Portar via ogni cosa, anche le briciole?
ARZILLE Arzillo, lesto; giovane.
A SBUFFE A SBUFFE Anuvola a nuvola. Dicesi delle boccate di fumo che escono dai  camini  o anche quando si fuma .
ASCIUTE
Uscita.
ASSAPRATE Assaggiata.
ASSEMMEGGHIE Somiglia.
ASSENDATE Ben piazzata, legata bene, ben stretta.
ASSETTAIE Si sedette.
ASSOZZE Rende uguale, della stessa misura.
ATTANNUTE Spigati, cardi spigati.
ATTELLATE Stretto, abito che calza ben stretto.
ATTEMBATE Non piú giovane, di una certa età.
A TUBBE A TUBBE A colpo a colpo. Frase usata durante i balli dì una volta per indicare i colpi delle anche fra due persone.
AVETRIRE (L') L'altro ieri. Avanti ieri.
AZZECCAMURE Battere una moneta contro il muro. Gioco per ragazzi.
AZZUPPA' Battere contro qualcosa. rendere zoppo.

B

BABBIONE Babbeo, facile da prendere in giro.
BANGHETILLE Panca di legno artigianale per bambini.
BANNONE Lastra di stagno. palco preparato a forma di cupola per ospitare l'orchestra durante le feste.
BASTUNGINE Bastoncini. Aste a forma di bastoncini che una volta rappresentavano le prime lezioni a scuola.
'BBUCCACCETTE Vasetto di vetro.
BELLOME Buon'uomo.
BEZZEFFE A iosa, in quantità abbondante.
BRASCIOLE Braciola, involtino.
BREGANDE E SULDATE Nome dato al piatto pasta e fagioli.
BUSCIJE Bugia.

C

CACCAVILLE Tegame, di forma concava.
CACCAVUNE Lumaconi. Dicesi anche di persona di grossa statura ma corta di cervello.
CALCASSE Colpo rumoroso da fuoco artificiale.
CALIGGE Calura. Riferita principalmente alle prime ore pomeridiane della stagione estiva.
CALLOSE Scheggia di legno procurata alla trottola "avversaria al gioco" 'u curle' .
CALUCCE Nome tipico dato al terrazzano.
CAMMAINALTE Con le mani in alto. Gioco per ragazzi in voga nel periodo del dopoguerra con l'evento del films westers. Artigiani del luogo, preparavano pistole di legno con le quali i ragazzi si divertivano a detto gioco.
CANGELLE ('A) Quaderni a quadretti. 
CANNARUZZE Trachea.
CAPEZZE Cavezza. Finimento di corda o di cuoio per la testa degli equini e dei bovini, per condurli o tenerli legati
CAPPELLONE I CRUCE Chiesa delle Croci o del Calvario. 
CARAVONE Carbone.
CARDUNE Cardi.
CARDUNGILLE Piccoli cardi. Cardongèlli selvatici usati il giorno di Pasqua da cucinare con le uova.
CARRUZZE Carretto.
CATENAZZE Lucchetto.
CAVALCAVIJE Ponte costruito sulla strada di Manfredonia per superare i binari ferroviari. Indicato per dire la via per il cimitero della città.
CAVEDE Caldo.
CAVEDARE Caldaia. Grosso recipiente usato per cucinare verdura ed altro.
CAVEDILLE Bruschetta. Fetta di pane abbrustolita e condita con olio, aglio e sale.
CAVEZONE Calzoni, pantaloni.
'CCHISA GRANNE Chiesa Grande, Chiesa Madre, Cattedrale.
CECATILLE Pasta fatta in casa usata per cucinarla con i fagioli.
CERASE Ciliege.
CETRULE Cetriolo.  Si dice anche  di uomo  alto  e  fesso.
CHIAGNE Piange.
CHIPUCCHIE Capo  nocciolo  al  gioco  per  ragazzi "a voche". Di solito era il nocciolo più grande e chi lo colpiva, vinceva tutti noccioli messi in palio, compreso" 'u castellètte" messo alla fine della fila.
ClAMBE Zambe. Riferite in senso dispregiativo anche agli arti dell'uomo.
CIAMMARUCHE Lumache.
CIAMMARUCHELLE Lumachine. Durante la festa di Santa Anna,  festa  del  popoloso  Borgo  Croci, dette  "ciammaruchèlle"  vengono  consumate  in grande  quantità  per  un  fatto  tradizionale.  
CIUCCIGNE  Asinino  -mulo asinino.  
COCCETUSTE  Testa  dura, di dura apprensione.  
COCHELE  DE L'UCCHIE   Pupille.  
CONDRORE  Ora  contraria  - ore  della  calura  estiva.  
CONZE E RUSCE  Cipria  - occorrente  per  il trucco  femminile.  
CRIANZE  Educazione,  rispetto.  
CRIATURE  Creatura,  bambino.  
CRIUCCE  Bambini,  più bambini.  
CUMBANAGGE  Companatico.  
CUNDEGNOSE  Con contegno,  riservata.  
CURRIVE  Risentimento.  
CUVIRCHIE  Coperchio.  
CUZZETTE  Collo. 

'DDEFRESCKATE Rinfrescata. 
DETILLE Dito mignolo. 
DIUNE Digiuno. 
DUSCETA' Svegliare. 
DUSCETARTE Svegliarti. 

F

FARZANUTE Forzuto, forte, robusto. 
FASULE Fagioli. 
FAVEZONE Falso, mentitore, non di parola.
FECHEDINIE  Fichi d'India.
FEL'E DINDE Bile, amaro in bocca.
FELLE Fetta.
FENUCCHILLE Finocchielli selvatici o coltivati.
FERLIZZE Panca artigianale ricavata alla bisogna con arbusti (frèvele).
FIORE DE CAVEDE Caldo pomeridiano delle giornate estive.
FRESCKE Fresca.
FREVE Febbre. 
FREZZOLE Padella per friggere.
FRISCKE Fresco.
FRIVELE Schegge, pezzettini.
FROSCE  Narici.
FRUSCKE Femmina, riferito per lo più ad una cavalla.
FUCARINE Caminetto.
FUFFELE Rami selvatici essiccati, usati per legna da ardere.
FURCENELLE  Fionda.
FUSINE Piccola scheggia procurata al "curie" avversario.
FUSSETILLE Fossetto, piccolo fosso preparato per un gioco di ragazzi.

G

GRAMEGNE Erba selvatica.
GREGNE Covone.
GRUFFELARE Deve.

H

HADDA Deve. Ho.
HAGGHIA Devo.
HANNE Hanno. Devono.

I

'IANGHE Bianco.
IOCCHELE Chiocciola.
'IUMMENDE Giumenda, cavai la.

L

LAMBARELLE Piccola lampada
LAMBASCIULLE Cipolline selvatiche. 
LAMBAZZE Lamponi, bulberi selvatici raccolti  dai terrazzani e venduti  al mercato  o per la strada.
'LLATTAMENDE Frutto di noccioli di albicocche addolci­to con l'acqua. Detto trattamento una volta lo effettuavano i ragazzi dopo aver vinto un buon numero di noccioli giocando "' 'a voche".
LASTRE Lastra di metallo o di vetro. Riferito anche ai vetri delle porte o delle finestre.
LATUNE Lagna, piagnisteo.
LESSE Lessa. Castagne cotte unitamente al guscio.
LOFFE  Vescia. Scorreggia senza strepitio che si sprigiona dagli intestini. 
LUCCHELE Grido.
LUCCULA' Gridare.
"LLUMENAZIONE  Illuminazione.

MACCARUNE Maccheroni. 
MAGGHIE Maglio. Crosso martello di legno a due teste per battere sui pali, scalpelli sui cerchi delle botti.
MAGNATE Mangiata. 
MANGHE E DRITTE A rovescia e a dritta.
MASCKERE Maschera. 
MATUNELLE Mattonella. 
MAZZARELLE Bastoncino, piccola mazza, asta.
MAZZE E BUSTICHE Mazza e lippa. Gioco della lippa. Gioco per ragazzi. 
MAZZECHIAVE Masticava a vuoto. A sfizio, senza lo intento di nutrirsi ma per darsi aria o per vincere  la noia. 
'MBACCE In faccia.
'MBALATE Impalato,  fermo  come  un  palo. Che aspetta lì fermo  come  un palo.
'MBAPACCHIA' Imbrogliare  con  false  promesse. Raggirare.
'MBECCIAVE Impicciava.
'MBISE Impiccato.  
'MBITE In piedi.
'MBONDE Sulla punta.
'MBRUSCENA' Infarinarsi. Ravvolgersi  nella  polvere  o  altro.
'MBUSEMA' Inamidato,  stirato  a lusso.  
'MBUSSE Bagnato, inzuppato  d'acqua.
MEGGHIE Meglio. 
MENNEZZE Immondizia.
"MMEDIUSE Invidioso.
'MMIDIE Invidia.
MONECHE ('U) Frate. -Specie  di imbuto  rovesciato e opportunemente  bucherellato  per  favorire il tiraggio al momento dell'accensione che una volta si usava mettere 
sulla "vrascére". 
MONOPATTENE Mono-pattino. Pattino artigianale a due 
ruote per ragazzi.
MOSTRITINDE Mostriciattolo, cattivello, birbandello.
MUNDARUZZE Mucchio, ciglione. 
MUSTAZZE Baffi, mustacci. 
MUZZECA' Morsicare.
MUZZECATE Morsicato.

NAZZECHIAVE Dondolava.
'NDENNE  Intendere, capire.
'NDEPATECHE Antipatico. 
'NDRONE Tuona. Riferita al tuono del temporale o ad un rumore che fa eco. 
'NDRUNAVE Tuonava.
'NDUSTE Indurito, pronto spontaneo.
NEGGHIE Nebbia. 
'NGHICCIOTTE Grossa scheggia che si procurava al "curie" del! 'avversario a detto gioco.
'NGHIEDRATE Ghiacciato, freddo intenso. Infreddolito. 
'NGAZZA'  Andare su tutte le furie. Innervosire.
'NGAZZAIE S'infuriò, andò su tutte le furie.
'NGIOTTE Ingoiare.
'NGNETTUTE  Ingoiato. 
'NGNUTTE Boccata di fumo.
'NGRECCATE Con le orecchie tese, pronto a sentire.
'NGRECCAVE Tendeva le orecchie per sentire.
'NGULLE Addosso. 
'NMIZZE In mezzo.
'NNAMMECATE Indegni. 
'NTEMPERIE Intemperie. 
NUZZELE Noccioli. 
'NZALATE Insalata. Soprannome di celebre figura paesana degli ultimi anni, nota per la sua voce nasale. Compratori  e  venditori di cose in disuso.
'NZAPIME Non sappiamo.
'NZAPUNA' Insaponare.    
'NZERRATE Chiuso,  recintato,  di  difficile  accesso.
'NZIME Insieme.  
'NZOTTAMURE Gioco  per ragazzi.
'NZURA' Sposare.  Ammogliarsi. 
'NZURATE Ammogliato. 

O

O PIZZE 'U CORSE All'angolo del Corso.

P

PAGGHIUZZE Pagliuzza, filo di paglia.
PALETTE Paletta. Paletta di ottone o di ferro che una volta si usava per girare il fuoco nella "vrascére ".
PANECUTTE Pancotto condito con olio e aglio.
PAPAGNONE Grosso pugno dato con forza.
PAROCCHELE Fazzoletto con un nodo ad un angolo che serviva ai ragazzi per il gioco avente lo stesso nome.
PECCENUNNE Piccolo, di tenera età.
PENDONE (O): All'angolo della strada.
PERTUSE Buco, piccolo foro.
PETRATE Pietrata, sassata.
PETTENESSE Pettine per i capelli. 
PETRUSINE Prezzemolo. 
PETTELE  Lembo di indumento intimo che fuoriesce dal vestito.
PEZZARELLE Maccheroni fatti in casa di forma piana.
PEZZE Pezza, straccio.
PEZZECALLANDE Attaccabrighe, cercascuse.
PEZZE FRITTE Frittella che si può consumare o semplicemente fritta, oppure ripiena di ricotta e condita con pomodori.
PEZZILLE Spiffero d'aria fresca.
PISEME Peso sullo stomaco. Preoccupazione.
PIZZELLE Pizzicotto. 
POLENDUNE Mangiapolenta, settentrionale.
"PPALTE ('A) Appalto. 
"PPITE (A LA) A piedi, andare a piedi.
PRECOCHE Percoche. 
PRESCE Fretta. 
PRETE Pietre. 
PROBBETE Proprio. 
PRUDITE Prurito. 
PRUMERE Primiera al gioco delle carte. Dicesi anche di chi si veste di bello.
PULECINE Pulcino. 
PULZE Polso. 
PUZZERETUNNE Pozzo Rotondo. Pozzo posto in Piazza Federico Il. 

R

RASULE Rasoio. 
RATAVILLE Asta di legno a forma cilindrica con all'estremità un'altra piccola asta posta di traverso, usata per lavare i pavimenti. 
RECCHIETELLE Orecchiette.  Pasta fatta  in casa. 
RECOTTATOSTE Ricotta dura. 
'REFECE Orefice.
RESCIORE Pudore, rossore sulle guancia. Onore.
RETORCE Ritorce.
RINE Reni.
'RTEDECHE ('A): Mania, che non stà fermo, pronto a toccare tutto. 
RUMANILLE Sigari. 
RUSECA' Rodere. 
RUSECARILLE Croccante. 
RUTILLE Creare capannello intorno. 
RUVERE Vero. 

S

SAND' ANDUNIE Sant'Antonio Abbate. Festa del periodo carnevalesco e nota chiesa foggiana che stava fino ad alcuni decenni fa, dov'è attualmente la Banca del Credito Italiano in Corso Garibaldi, angolo Corso Vittorio Emanuele. I foggiani dell'epoca, a detto angolo, erano soliti darsi appuntamento.
SARACHILLE Esile, persona esile come una sardina. 
SBARBATILLE Giovane, senza barba o di primo pelo.
SBRUFFE Spruzzo d'acqua, spruzzo buttato con violenza dal fiato. 
SCANGELLA' Cancellare. 
SCAGGHIUZZE Frittelle di granoturco. Una volta, dette frittelle, venivano vendute casa per casa dai "scagghiuzzàre ", nelle fredde serate invernali.
SCAPESTRATE Scapestrato. 
SCAPELE Scapolo, celibe. 
SCAPEZZA' Cadere dal sonno.  
SCARCAGNATE Slabrato, deformato.
SCARPARE Calzolaio.
SCHEMMUVE Smuovi. 
SCHERCIONE Malandato, animale vecchio e malato.
SCKACCHE Macchie, rosoni per lo piu sulle vesti delle donne.
SCKAFAREIE Grosso recipiente.
SCKANDA' Spaventare. 
SCKAROLE Scarola. Verdura. 
SCKATTACORE Ridere a crepapelle -a crepa cuore.
SCKATTAMURTE Becchino. 
SCKEFUSE Schifoso. 
SCKETTE Schietto, sincero, ingenuo.
SCKITTE Soltanto, solo.
SCKUPPETTATE Schioppettate di fucile. 
SCIACQUAGLIE Cianfrusaglie che si compravano al Santuario dell 'Incoronata per adornare carretti e animali.
SCIASCELLE Sorella. 
SCRIME Riga diritta nei capelli.
SCUCCHIATE Separato, scollato. 
SCUNDENDE Scontento. 
SCUNZELATE Scontento, inconsolato.
SCURDATE Dimenticato. 
SDANGHE Stanghe. Parte del carretto che inforca il cavallo. 
SECHERDUNE All'improvviso, di nascosto. 
SEMEDAGLIE Medaglietta.
SEPPOLLE Nome di persona. 
SFACCIME Disgraziato. Bestemmia. Disgraziato In senso di bestemmia. 
SFUIE Sfugge. 
SGAILLATE Dirupato, storto, non in linea.
SINGHE Segno. Canaletta diritta che i ragazzi facevano preferibilmente sul terreno per giocare con le monetine. 
SMERCIAVE Dava uno sguardo di nascosto, con la coda degli occhi.
SMUVIBBELE Smuovibile, snodabile, che si muove.
SOTE Fermo, quieto.
SOTTACHIPUCCHIE Sottocapo: riferito al nocciolo di albicocca al gioco per ragazzi" 'a voche". 
SPACCACHIANGHETTE Gioco per ragazzi.
SPANDECA' Spaziendare. 
SPARPAGGHIATE Sparpagliati. 
SPARAPIZZE Addetto allo sparo dei fuochi arificiali.
SPECCIA' Sbrigare. 
SPENILLE Sigaretta preparata a mono con cartina e tabacco.
SPICCE Spiccioli, soldi spiccioli, monetine di ferro.
SPURTESATE Bucherellato. 
SPURTESAVENE Bucherellavano. 
SQUACCIA' Rompere vetri o oggetti di creta.
'SSCINZE Scienza.
STAGNARILLE Piccola scatola di stagno. Scatola per lucido per le scarpe. Turacciolo di stagno per bottiglie. 
STAIELLE Asta di legno molto sottile. Dicesi anche ad una donna che ha le gambe molto sottili. 
STECCHIONE Alto, persona molto alta. 
STENDINE Intestini, interiori di agnello per fare i "torcinelle".
STENNIME I TACCHE Stendere i tacchi, morire.
STIZZE Stizza, goccia.
STORCE Ritorce. 
STOZZE Resti di pane induriti.
STRACQUACHIAZZE Vagabondo. Che va in giro senza rendersi utile. Che si stanca senza aver fatto niente di utile.
STRACQUE  Stanco. Stremato di forze. 
STRAFUCHE Cibo. Per lo piu cibo cucinato sul fuoco. 
STRISME Strepitio per il nervoso. 
STRUSCE ('U) Passeggiata per il corso il giorno della festa.
STUPPELE Strofinaccio da cucina per pulire i tegami.
STUZZE Tozzo di pane.
SUSANILLE Campanelli per i cavalli.
SVACANDAVENE Svuotavano.

T

TAGGHIOLE Tagliola -trappola usata dai terrazzani per gli uccelli ed altri animali.
TANELLE Gaetana. 
TARAGNOLE Allodole. 
TARALLONE Figura nel ballo tradiz. " 'a quadriglie". 
TARATURE Tiretto. 
TATILLE Nonno. 
TAVELATE Grossa tavola imbandita e ricca di ogni bene.
TARRAZZANE Terrazziere. 
TERRONE Uomo della nostra terra dedito alla campagna per la raccolta di verdure selvatiche ed altro dalle quali ricava il suo vivere. Termine usato dai settentrionali in senso dispregiativo per indicare la gente del Sud. Gente di terra, contadino, cafone.
TETELICCHIE Pietra miliare che segna il confine di una proprietà. Di grossa proporzione si trovano anche agli angoli delle strade della Vecchia Foggia, dove i ragazzi approfittavano per giocare " 'a micciacone" a mazze e bustiche. A nascondino o a mazza e lippa. 
TEZZONE Tizzone. Pezzo di legno bruciato mal consumato e quindi fumoso.
TIMBE Tempo. 
TINGHE TINGHE Piano, piano, leggero, leggero. Dicesi anche di chi con un freddo intenso se ne va in giro senza coprirsi bene.
TlELLE Tegame per la cucina. 
TlGNE Tigna. 
TRAINE Carretto. 
TRAMIATE Storto, distorto, slabrato.
TRASI' Entrare.
TRASCURZE Ragionamento. 
TRATTURILLE Piccolo tratturo di campagna. 
TRAVELUNGHE Gioco per ragazzi. 
TREDECA' Criticare. 
TREPPATE Trippata, mangiare abbondantemente.
TROZZELE Sporcizia, casa non pulita.
TRUBBECA' Seppellire. 
TRUCCHELE Maccheroni fatti in casa a forma di fettuccine.
TUCCAMINDE (de nirve): Innervosimento, andare in bestia.
TUPPE Massa di capelli attorcigliati che le donne portavano sul collo o sul sommo della testa.
TUZZELA' Bussare.

U 

'UAGLIONE Ragazzo.

V

VALIE Forze umane.
VARVE Barba.
VAREVIRE Barbiere. 
VECILLE Uccello, passero.
VELANZINE Cavallino. 
VERNATE Stagione invernale. 
VESAZZE Bisaccia. 
VIANOVE Via nuova, via asfaltata e molto larga.
VIOCCE ('A) A fiori. Veste a fiori. Usata una volta dalle "crocesi" per la festività di Santa Anna.
VOCCHE Bocca. 
VRACHE Brache dei pantaloni.
VRASCERE Braciere. 
VRECCIONE Grosso ciottolo.
VRUCCATE Forchettata.
VULLENDE Bollente. 

Z

ZACAGGHIE Corda preparata dai ragazzi per il gioco " 'u curle".
ZEGARE Sigaro. 
ZEMONECHE Ziomonaco. Nome dato affettuosamente ai frati cappuccini di Sant'Anna.
ZETELLONE Zitella. 
ZICCAMURE Gioco per ragazzi.
ZINNE (O) All'angolo della strada.
ZIPPERE Ramoscello secco.
ZUCAMELE Frutto o fiore dell'albero del melo.
ZUMBAIE Saltai. 
ZUMBA' Saltare. 
ZUMBATE Saltato. 
ZUMBE Salto. 
ZUMBELLA' Saltellare. 
ZUPPA ZUPPE Fradicio di acqua o di sudore.
ZURLE Contentezza. 

P R E S E N T A Z I O N E 

LA RACCOLTA DI VERSI DIALETTALI CHE HO IL PIACERE DI PRESENTARE RAPPRESENTA EMPLEMATICAMENTE 
IL  RIPROPORSI DI VALORI TRADIZIONALI, POPOLARI, NEL LA SPECIE DEL LINGUAGGIO POP O FOLK, E LA RESTITUZIONE ALLA DIGNITA' DELLA CULTURA POPOLARE CHE TROPPI REITERATI OSANNA A UN ASTRATTO CONCETTO DI CIVILTA'  AVEVANO FATTO OBLITERARE. 
RITORNA IL DISCORSO Dl GIANBATTISTA VICO E DI BENEDETTO CROCE, VIENE CONFUTATA LA TESI DEL 
DEVO TO, SI RIPRENDE IL TEMA RIPETUTAMENTE AFFRONTATO DAI NOSTRI CONTERRANEI ORONZO PARLANGELI E MICHELE MELILLO.
LA LINGUA NOSTRA MATERNA E' IL NOSTRO DIALETTO, NON LA LINGUA LETTERARIA, E QUELLA, NON QUESTA, AFFONDA LE RADICI NEL PROFONDO HDMUS DELLA ANTICHISSIMA SAPIENZA DEL LINGUAGGIO DEI NOSTRI PROGENITORI. 
LEGGERE LE POESIE DI GIUSEPPE ESPOSTO, TUTTE BELLE, MA BELLISSIME ALCUNE, CITO A CASO "DUIE VECCHIARÎLLE"; " 'NA MAMME SE SFOGHE"; " 'A PALUMMELLE " SIGNIFICA AVVICINARSI A UNA FRESCA FONTE, RITEMBRARSI LO SPIRITO, RIGENERARSI. 
RIGENERARSI NEL RITUFFARSI DELLA NOSTRA ORIGINARIA CULTURA E RITROVARSI COSÌ, COME PER INCANTESIMO GIOVANI RIVIVENDO NEL RECUPERO DEL TEMPO, ATTRAVERSO LA MAGIA DELLA MEMORIA, QUADRI DELLA NOSTRA VITA GIOVANE.

ON. AVV.
VITTORIO SALVATORI 

P O E S I E

O MÉGGHlE CUMPAGNE MIJE... 

Sììh! tu l'é fenésce, facce de stù, 
sennò t'u giure, cke 'nu papagnone, 
t' abbotte 'n' ucchie e te fazze 
zumbà i gangarîlle da 'mmocche! 

Cke 'nu cavece 'ndò spezzille, 
te fazze vedé i stélle. 
Pappennàse e pide chiatte, 
vocche sturte e cosce e quaglie! 

Cke 'nu scherzone, t' addrizze 
quillu càpeculle a vuzze a vuzze. 
Stu catuzze! tîne i récchie, 
da fà parafanghe a 'nu carruzze! 

Cke 'nu chianuzze, t'addrizze 
quillu bebbuzze ca tîne 'mbronde 
Quatt'ucchie, ' nghiemmuse, 
scialénghe, rapecàne e rasckuse! 

Ma sì, é mégghie ca me stàche citte, 
si me tocche 'a nervature, 
t' i diche quatte! ....................

'U TÎMPE 

'U tîmpe
passe e vole
e non torne a càp'arrète.

Pe légge 
de nature 
ca 'nze cagne.

Cume
'nze pote cumannà
a térre, 'nde muvénne.

Pur'ije 
vularrije fermà
quist'atteme.

Ma
nesciuna forze vàle,
'u tîmpe corre
e nen se vote arrète.

'U CACCIUNÎLLE DE DON ROCCHE

'U cacciunîlle de Rocche,
èje 'nu bastarde e fastidiuse
T'u vide ogni matine,
ck'a borza 'mmocche, gire
p'a chiazzétte, 'nzîme
a quillu rapecàne d'u padrune,
strescianne 'u mezzone
de code ca tène,
'mbacce e gamme d'a 'génde,
e 'mbacce e sporte ck'a
verdure.
Dope, t'u vide avezà
'a cuscetélle,
e fàce quille ck' hadda fà!.

'U SURECÎLLE 

Tu l'appàre 'nu mastrille,
ck' a speranze d' u pegghià,
isse addore turne turne,
ma nen tràse pe magnà.

tutt'i notte a stéssa cose,
stàce sémbe a rusecà.
Te descîte e stàie a sénde
e nen sàie cum' e fà.

Tanda vote l'hagghie viste.
Tanda vote hagghie pruvàte
d'accedirle, ma te sfuie,
pò t' u vite a la scurdàte.

Hagghie viste 'u bucarîlle
'ndò fàce " 'u isce e tràse ".
Me sò mise aîre o 'mbuste
e 'u vedie caccià 'u nàse.

Me guardàie cke l'ucchiecîlle,
ck' u mussille tremelanne;
'nze muvève cume stève,
tutt'e duie ce guardamme.

Ije pronde: " mazza nmàne ",
eh! stavote quà è venì,
ma 'u mussille tremelanne, 
cum'a dice: pozz' ascì " ?

Accussì, mò sim' amice,
isse roseche e ije vète,
nen me réste ch 'a paciénze
de guardà e sbatte 'u pète.

da "Pe perde 'nu poche de timpe", 1975

AÎRE E CRÀIE

L'ome ca cambe
penzanne a 'jîre
e desprézze 'u cràie,
nenn' èje 
'na chianda vive,
èje  'n' erva mosce.

da "Pe perde 'nu poche de timpe", 1975

L'ACQUASÀLE

'Na stozze
de pàne tuste,
'na piccela d'uglie
pe tutte 'a famiglie.
'Nu spicchie d'aglie
a sì ce stève,
'na ponde d'arighene.
Stù pàne
mise a spunze
'n' ora prime,
quanda vote,
ère merénne,
pranze e cène.

da "Pe perde 'nu poche de timpe", 1975

ALCUNI SUGGERIMENTI PER LEGGERE BENE 
IL DIALETTO FOGGIANO 

La vocale "E" senz'accento è sempre muta. Se ha l'accento grave come nella parola "sette", si leggerà aperta, mentre, se ha l'accento acuto come nella parola "avena", si leggerà una E acuta, quasi una mezza e. 
La vocale "A" invece, si leggerà per intero quando non avrà nessun accento mentre quando sarà accentata nel mezzo della parola, si leggerà gutturale, con un suono, chiuso. Questa regola, ovviamente, non si applica quando la A accentata, si trova in finale di parola. 
Cosí pure per la vocale "I". I due puntini distinguono una "I" pura. 
In aggiunta, per alcuni vocaboli di non facile interpretazione, ho creduto opportuno aggiungere un piccolo vocabolario che sarà di molto aiuto a chi si appresta a leggere questo volumetto.

QUANN' EREME PECCENUNNE
 
Quann'ereme peccenunne, nuie 'uagliune, 
nenn' éje ca ereme tande dolece de sàle. 
E' inutele ca mò facime i cundegnuse, 
nuie ascèmme e trasèmme da tutt'i pertuse!

E' ruvére ca quille de mò sò maliziuse, 
ma pure nuie facèmme 'a parziona nostre. 
Tenèmme 'a 'rtèdeche e màne n'u scurdàme,
 'nu menute sule, nen stèmme fèrme màie. 

'A sére pò, nen stèmme màie sott'a titte, 
manghe si 'u cïle menàve acque a galitte. 
Rumanèmme spenzieràte accuste o tetelicchie, 
'iucanne a mucciacone o ch'i nuzzelicchie.

Chipucchie e sottachipucchie recorde angore, 
'cchè vediche, tenéve 'a mègghia voche. 
Mèndre a càse tenéve pronde 'u buccaccètte, 
ch'i nuzzele vinde, facéve 'u 'llattamènde. 

Quand' ati cose mò me tornene a 'mmènde, 
ve préghe d'aspettà e stateme a 'ssènde. 
Si 'a memorie e 'u timbe nen m'abbandone, 
statene secure, v' i 'cconde a un' a vote.

Ve recurdàte d'u cavalle e trevelunghe,? 
Chissà! 'n' hagghie fatte màie 'a mamme. 
Sarrà pecchè sò stàte sèmbe 'nu sarachïlle, 
e sop' o cavalle vulàve cum' e 'na vecïlle. 

E dope ca ce stangamme 'iucamme e pedine, 
pe nenn' ess' uteme, avèmma vulà arzille. 
'Cchiú erene lunghe passe, pedine e zumbe, 
e 'cchiú 'a lunghe te duràve 'u turne.

Nen mangàve un' e la line, duie bocs, trè 
figghi' e rè, quatte spozzoline cape forze 
avèvena esse de Bologne. Rumanèmme statuine 
de piombe, chi ce tuccàve, ascéve sotte.

Credite ch'hagghie scurdàte 'a parocchele? 
E' 'na parole! Chi s'ha scorde! Sí nen fuïve 
a timbe, 'na parucculàte t'addrezzàve i rine 
e 'u delore de fačeve storce 'a vocche! ...

Tutte stí iuche pò, o 'nze sape 'u pecchè, 
erene cum ' e 'ttanda frutte de staggione. 
Avastàve une e 'nd'a tutte 'na 'bbotte, 
quílle ére 'u 'iuche per tutt' u rione. 
Si une se déve da fà cke 'na furcenèlle , 
cïnde petràte, arruvavene fin' e stèlle. 
E si 'n'ate 'nu monopattene o condrore, 
ascèvene da sott' e litte i mègghie cariole.

I rutèlle avèvena esse grosse e a palline, 
e quille de 'n'anze strètte e a lanzètte. 
Avèvana felà ritte e lisce cume e 'l'uglie, 
avèvena esse mègghie de tutt' a cumbagnije. 

E nen mangàve 'nu cerchione sgaïllàte, 
chè avéva fuie a 'bbotte de staièlle . 
'Nu 'ggire palazze ije m'hu facéve sèmbe, 
me retràve zuppa zuppe e cke tande de lènghe. 

Quand'ati 'iuche mò me vènene p'a mènde, 
e si vuli te aspettà, vuie putite pure sènde. 
Sfile 'a crone cume sí decèsse 'u resarie, 
e ve fazze turnà 'ndréte de tand' anne. 

Ch'i spicce se 'iucàve a spaccachianghètte, 
chi tenéve pulze, vengéve tand-a quazzolde. 
Stí solde de firre se facèvene a caccavïlle 
e nen sapèvene nè de ràme e manghe d'arginde. 

P'i troppe petràte ca s' abbusckavene, 
'a facce d'u rè addevendàve tramiàte. 
Mèndre quanne sotte capetàve 'na reggine, 
sturcéve 'u musse e se mettéve a rire ... 

Ch'i ternise nuve, se 'iucàve 'nzottamure, 
e i lite ca succedèvene facèvene paure. 
Pe 'nu duie solde te squacciavene 'a càpe, 
pe 'na quazzolde 'jíve ritte o 'sputàle. 

A spaccacurle pò, ije 'iucàve cke Trebbuzze, 
salute a nuie, mò stàce o munne d'a veretà. 
Ere tande ciutte e tanda pezzecallande, 
decéve chè 'a suie ére 'a mègghia zacagghie. 

Fra fusine, 'na 'nghicciotte e 'na callose, 
isse decéve sèmbe ca ére 'a stèssa cose. 
Fin' a quanne pò, nen me tuccàve de nïrve,
e 'u curle suie ci'u facéve a cinde pizze.

Decite ca forse (allore) ére forte e ardite,? 
Sí! sí me mettèvene de càpe ind'a l'acite. 
Nen me passavene mosche annanze o nàse, 
e ére pobbete 'nu 'uaglione scapecerràte. 

E chi de 'cchiú ne téne, 'cchiú ne mètte, 
a cundunuà 'nge stèsse tïmbe pe fenèsce. 
Mazze e bustiche, cammainalte 'u fussetille, 
e 'u 'ggire d'ltalie, ch' i stagnarille. 

Ce vulèsse tutt'u spazie de 'nu rumanze, 
ma d'i recorde, s'è chiéne 'na stanze. 
Ve lasse e spére ca nen ve mettite a chiagne, 
chè 'a mije, nenn' è stàte 'na longa lagne. 

Hagghie accundàte de quann'ereme peccenunne, 
e chè d'i 'iuche nustre, sapèsse tutt'u munne. 
Repéte e diche ca da quanne ereme nàte, 
ereme 'na razze de 'uagliune scapecerràte.

I 'iuche erene sèmblece, facele e aggraziàte, 
ci' accundandamme de poche pe passà 'u tïmbe. 
'Na palle de pèzze avastàve per tutt'u quartire, 
ma si quà nen me fèrme, accummènze da càpe.

L 'ANNE PASSENE, TUTTE CAGNE
CRESCE PUR' A VARVE...
... E I CAPILLE SE FANNE 'IANGHE

'U SCAGGHIUZZARE
15.9.68

"Scagghiuzze cavede, scagghiuzze,
sò rusecarille e cavede, scagghiuzze ... "
Accussí, tutt' i sére, mèndre nuie
stèmme atturne a vrascére d'u fuche,
p'a stràde lucculàve 'u scagghiuzzàre
'nghiedràte, vennènne i scagghiuzze,
càse pe càse.

P'a stràde 'nge passàve 'n'anema vive.
'U fridde tenéve a tutte 'nzerràte
'nd'e càse.
Ogni 'ttande, sendéve 'nu lucchele amiche:

"Attannute i cardune, attannute,
uíh! ca sò 'ianghe e "ttinere ... "

'Na voce sí, 'na voce amiche
de svendure, cumbagne p'a vernàte.
Ogne 'ttande 'na càpe s'affacciàve
arréte e lastre:

" 'uagliò , damme vinde scagghiuzze,
'bbèllo, cum i vínne stí cardune ... "

'U cundratte se facéve sèmbe,
ma pe vènne 'na stagnére de scagghiuzze
e 'na vesazze de cardune,
ce vuléve 'na seràte sàna sàne.

Passàve accussì 'a vernàte,
ck 'u fridde ca 'ggelàve fïn' e 'nd 'a l'osse:
Doie fronne de cardune 'mbosse o sàle ,
'nu scartoffie de scagghiuzze
pe cinde màne .....

Mèndre duie umene pe 'uadagnà 'a 'iurnàte,
vennèvene e lucculàvene stràda stràde:
"attannute i cardune, attannute,
'uì! ca sò 'ianghe e tïnere ... "

mèndre l'ate ruspunnéve:
"sò rusecarrïle e cavede, scagghiuzze,
uìh! ca mò me ne vàche ..... "

Duie amice,
doie voce amiche,
pe 'na vernàte sàna sàne!

'A STRADE D'I REFECE 
20.10.68 

'Nu frustïre ca véne a Fogge, 
'a prime 'mbrèssione ca hàve, 
éje ca Fogge è 'na cettà nove. 
'Na cettà nàt aïre o poche 'cchiù, 
'na cettà chiéne de 'ggiuvendú. 

Poche sanne pěrò, ca Fogge, těne 
nevecïnd'anne, a dice poche... 
Pese rènde cunde, avaste 'uardà 
stà stràde ck' andicamènde 
chiamavene d'i mercande, 
d 'i rèfece 
e mò Via Arpe. 

Sèmbe sop'a stà stràde, 
se trovene tanda testemonianze 
ca ce dinne ch'i fatte 'a 'ndechetà. 
Sand'Agustine, Sanda Chiàre 
e qui llu Sande Tummàse ck'avèsse 
ammuzzà 'u nàse a chi 'nge créde! 

Fîn'a l'arche de Portagranne, 
pe Puzzeretunne, 'uardanne i chianghètte, 
ognune se pote rènde cunde. 

Eje pure ruvére ca cke 'ttanda vianove 
e palazzune, Fogge è 'ddevendàte 
'na piccula mètropele. 

Ma 'nge ne scurdàme, amice càre, 
ca Foggia nostre, 
Fogge d'a stràd' i rèfece, 
téne novecînd 'anne e forse 'cchiú. 

Nen 'nzarranne tande, 
ma facènne i schengiure 
e ck'a 'bbona salute, si porte 'bbune, 
a la facce 
de chi 'nze ne cure... 

'A NUSTALGIJE D'U TERRAZZANE 
27.9. 77 

Mò nen fazze 'cchiù 
'u tèrrazzàne, 
sò fatte vècchie 
e sò cagnàte i tïmbe. 
Recorde quanda camine, 
quanda stràde, 
ck'u ciucce schercione 
e a cavalle a 'nu traìne. 
S' ascéve quann' ére notte 
e fïn a nègra sére, 
p'i tratturïlle 
e p'a cambagna sole, 
se truttàve, 
se iéve o passe. 
Sule e sulagne, 
sott'a tutte i 'ndembèrie, 
quanda stràde, 
quanda nustalgije, 
e quèlla povera fruscke, 
me facéve cumbaghije. 
Quann' u tïmbe ére triste, 
'n' avéve d'ammenazzà, 
'a stràde ére longhe, 
e subbete s'abbaléve. 
Quanda taragnole 
e quanda tagghiole  
hagghi' apparàte. 
Quanda cecorie, 
lambasciulle e lambazze, 
ciammaruche e caccavune. 
Quanne me retràve, 
Tanèlla mije stév' aspettà 
o zinn' a stràde, 
pe m' aiutà. 
Stracque e accise, 
déve l'utema forze, 
a 'na vruccàte 
de pànecutte 
e a 'na 'ggiarre 
de vine 'bbune. 
E Mò? mò! 
mò 'a vecchiàie 
m'ha purtàte lundàne, 
tutt' è cagnàte. 
Mò stàce  "I' Itom" 
ca te porte 
cum' e 'na tomobbele, 
sop' a vianove, 
vàie e vïne 
cum' e 'nu vïnde. 
E tu vècchie e traìne, 
Ch 'i sdanghe avezàte,
pure tu mò te repuse. 
Te recurde 
quillu velanzine arzille, 
ca teràve 
cum' e 'na 'iummènde. 
Mèndre 'u ciucce 
scherccione, 
p'abbiarese 'a matine, 
ce mettěve trè ore. 
E quill'ate, "mattiucce" 
t'hu recurde? 
quillu mule ciuccigne 
ca ce facéve pegghià velène! 
Vuléve sèmbe esse teràte 
p'a capèzze, 
ma quanne se trattàve 
de fa forze, 
ére 'nu chelosse. 
'A fatiche 
s'ha magnàve pe 'ppàne. 
Pure tu vècchie traìne, 
n'è purtàte 
de fuffele e cardunggïlle. 
E quanne t'apparecchiàve 
pe 'jì e 'Ngurnàte? 
Ch'i sciacquaglie 
e i susanïlle, 
'ïre 'u mègghie d'a cumbagnije. 
Quilli pennacchie culuràte, 
èrene l'onore 
d'a Madonn' i 'Ngurnàte. 
Mò repusete sì, repusete. 
Repusete cume me repose ije. 
ck'a pippa 'nmocche, 
sott'a statue 
de Felippe Corridone. 
'Llà, 
fra 'na chiacchiere e 'n'ate, 
ce recurdàte 
i spècie andiche. 
Quanda recurde, 
quanda nustalggije, 
e Felippe, 
cke quillu dite avezàte, 
vole dice: 
" 'llà èje 'a tèrra vostre, 
'a cambagne, 
l'arie apèrte". 
E nuie 
chè vulime fa? 
Ce manghene i forze, 
e accussì, 
aspettàme 'a morte, 
fra i recorde, 
e ck'a pippa 'mmocche.

SO' FATTA NUSTRE...
CA PURE L'ATE
HANNA SAPE'

'A CAVEZETTE E MAMMA'
6.7.68

Tutt'i sére, mammà, 
vecine a vrascére d'u fuche, 
cke papà accuste 
chè 'uardàve 'a code d'u purche, 
facéve 'a cavezètte. 
Cundanne a sètte a sètte, 
i maglie 'mbacce o fîrre: 
A vedèrle cume se specciàve, 
'a làne iéve lisce e 'nze 'mbecciàve. 

Tattîlle, papanonne, 
'uardàva attînde attînde, 
pe 'nge capì nînde. 
Ogni 'ttande scapezzàve a sunne 
e quanne se duscetàve, cundàve, 
cundàve pure i ferite 
de quanne stéve 'nguèrre. 
'A 'uèrre d'u quinece diciotte: 
A vedèrle ch'i capille ricce, 
i pile lunghe e tutte grigge. 

'A cavezètte de mammà, 
è arruvàte 'ggià a metà. 
lntante a Tatîlle è cresciute 'a varve. 
Pecchè mammà, 
a 'llughe d'a cavezètte de làne, 
fàce quèlle cke cummà 
Seppolle ca abbete o pizze u corse: 
A vedèrle cume se spicce, 
tredechéie a manghe e dritte! 

I cavezètte de mammà, 
angore mò se l'ha 'ngegnàte. 
Sò passàte trè anne e s'è repusàte. 
Dope 'nu mése è asciute 'nu buchille 
sop'o detille, 
e papà ha ditte "aggiustatille". 
Ma mammà, cum' è passàte 'Nzalàte, 
a pèzze vîcchie l'ha cagnàte: 
Tande, ha ditte: 

A làne ha tènghe, 
ck'u tîmbe, a si 'Ddì vole 
e cambàme, me fazze l'ate... 

'A CIRCOLARE
7-9-68

Hàie vogghie d'aspettà 'a circolàre! 
Aspitte e quèlle nen passe màie! 
Aspitte d'o pomèrigge e passe 'a sère, 
'nd'accurgge ca passene l'ore sàne. 

T'avute, pò t'aggire e riste 'llà, 
ritte, 'mbalàte cum' e 'nu baccalà. 
Cèrte, a penzà, ce vole 'na paciènze, 
si pò t'arragge, tu ne riste sènze. 

E 'uarde da lundàne chi sà véne, 
ma nen è màie quèlle chè aspïte tu. 
Tutt'arrivene, passene cum' e tréne, 
ma 'a tuie, stàce angore a Cèfalù. 

E' triste, fàce fridde o 'na caligge, 
a stà aspettà, ce vole 'nu curagge. 
Avisse fatte prime a 'jì a la 'ppïte, 
mèndre sèmbe 'llà, rïste iuste 'mbïte. 

'U timbe passe e tu te gratte 'a càpe. 
chi passe, i fatte tuie manghe sàpe. 
'Uarde e pènze: "vit'a quillu pedecchiuse", 
allonghe 'u passe, se ne vàce fretteluse. 

Ormàie chè vuie fa, aspïtte e spïre, 
assemmègghie chè aspïtte da I'avetrïre. 
Nen rèste chè sperà che 'a circolàre véne, 
aspïtte, tuste 'llà e cagne 'u pète .

'U STUPPELE DE CANNONE
23.5.69

Te credïve 'na stecchione
ma, 'nu stuppele de cannone,
vocche sturte e cosc'e quaglie,
tu e mise accuste a te.

A mè sèmbre 'nu babbïone,
quatt'ucchie e pïte chiatte.
Pe tutt'a tuia drettèzze,
Tu t'è fatte 'mbapacchià.

E' scèlte a manghe e dritte,
'nde sapïve accundandà.
Mò è avute probbete quille
ca nen vulïve màie truvà.

Accundïndete de quiste,
nen te 'jènne 'cchiù a 'mmuccià.
'Uarde 'u vasce e pïte chiatte
e chenzulete accussì.

'U CANE CHE ABBAIE NEN MOZZECHEIE
5.7.70

Accuste a càsa mije, abbetàve Celluzze
'u sfreggiàte. Une de quille ca se vedéve 
da 'nu migghie ca lì fetèvene i mustazze. 

Tutte quande se mettève a 'ppaure, 
pecchè quanne Celluzze se 'ngazzàve, 
lucculàve cume si parlasse ck'u mure. 

P'a veretà, pure ije quann' u vedéve, 
me facéve 'na frivele e u scanzàve. 
Lassàve a isse 'u passe e 'a stràde. 

Ma 'na matine, anze 'na trista matine 
de dumèneche, m'affacciàie a porte, 
probbete pe vedè cum' ére 'u tîmbe,
 
quanne vedije a stù cèrte Celluzze, 
annanze a porta suie, tutt'attellàte, 
'mpusemàte, allesciàte e alleccàte.
 
'Na 'amma tése e 'u cappîlle a trè quarte, 
mazzechìàve 'nmîzze e dînde 'nu rumanîlle, 
mèndre cke l'ata 'amme, se nazzechìàve. 

lje fra mè e mè, accumenzàie a penzà: 
"Chi sà che ha viste e nen ha assapràte, 
o sì stanotte, 'na sèrpe l'ha muzzecàte!".

Ma Celluzze, s'avutàie 'a via mije: 
" 'Uagliò, tu nen 'nzàie ca nesciune 
me passe, sènza luvarese 'u cappîlle?" 

Stì parole, me facirene cadè subbete 
'ngulle 'na cavedàre d'acqua vullènde, 
'a mènda mije, se sendije malamènde.
 
Pò tutt'a 'nzîme, 'u spirete d'esse 
ome, me facije vènge cînde, mille paure, 
me facije sènde forte e 'n'ome secure.
 
M'avvecenàie a Celluzze 'u sfreggiàte 
e cke 'nu papagnone 'bbune assendàte, 
l'azzuppàie de càpe 'mbacce o mure. 

'U cappîlle li zumbàie pe l'arie, 
'a facce addevendàie cum' a cére,
'u zecàre li cadije 'nd' a 'nu canàle. 

S'avezàie e ck'a càpe 'nmîzze e 'amme, 
cagnàie stràde, voce, mode e penzîre; 
Paréve che d'avite se sendéve stanghe!
 
A settemàna dope, sèmbe de dumèneche, 
Celluzze s'affacciàie annanze a porte, 
me vedije e me decije" 'bbongiorne".

Penzàie ca dope tutte, 'u papagnone ére 
stàte cundrarie pe salute: 'n' uglie 
de ricene pe chi nen pote addeggerì". 

Da tanne sime addevendàte "bbune amice, 
a vote ce pegghiàme 'u café 'nzîme, 
stàche citte, abbozze e fazz'u 'ndiste
 
... ma 'a paure de quèlla matine, 
a sacce sckitte ije e avaste. 
Nen me vogghie manghe arrecurdà!

'U MUNNE EJE A PESATURE
9.5.70

-Signò, 
ha ditte a mè 'u dendiste l'avetrïre, 
si nen ve stàte sote, terà stù dènde, 
addevènde 'nu 'bbèlle poche triste. 
Vuie sope a sta sègge, 
m' assemegghiate 'na pupe smuvibbele. 
Site pègge de 'na molle 
ca vàce sop' e 'ssotte. 

-Dottò, hagghie respuste ije, 
vuie me facite màle e ije sènde delore. 
Cke quillu zippere chè m'avite mise mocche 
ije me sènde spurtesàte tutt'a mascèlle. 
Sciascèlla vostre, mò se ne more ... 

-Ma nenn' è nïnde, nen ve prèoccupàte, 
ha ditte isse a mè, 
quèlle è tutte 'n'imbrèssione. 
Si venïve prime, 
'a mascèlle 'nze sarrije spurtesàte. 
Mò hagghia luvà 'u vacande, 'u 'bbuche 
e tutte quille ca rumàne annande. 

-Uh! Madonna mije! 
turnàie a responne ije. 
Quiste parle de spurtesàte e rusecàte. 

Neh! stà vocca mije, 
chè sarrije addevendàte 'nu palummàre? 

-Pègge Signò, pègge! 
V'hagghie ditte ca sì venïve a Umbe, 
nen 'nzarrije succïsse probbete nïnde. 
'A carie, 
cercàve da magnà, e ha rusecàte 
a manghe e dritte. 
Mò è rumaste 'na fenestrèlle 
e 'nu buchille lunghe lunghe e stritte. 

-Ma de 'cchè stàte parlanne Dottò? 
Lì respunnije 
Chi è stàte stù caregnone 
chè ha ruvenàte 'a vocca mije! 
Chi ha fatte stù 'Ddije de servizie, 
decitemille ca hu fazze pèrde 'u vizie ... 

-Ma nò Signò, vuie chè avite capite? 
Quille è stàte 'nu vèrme, ca chiàne chiàne 
e sènze ca vuie ve ne site accorte, 
prime ha apïrte 'a porte 
e pò, a poche a vote, 
ha spurtesàte sott'a 'bbotte 
e ha 'rruvenàte tutta 'a vocche ... 

-Te mèh ! E 'cchè svendure! 
Quèst' èje probbete 'na frecature. 

Tutt' a mè hanna capetà stì scarogne! 
tènghe i sacche chiène fïn' a l'ogne! 
'N 'avastene i penzïre e tanda storie, 
mò pur' i dïnde s'avènena rusecà! 

-Signò nen ve prèoccupàte, m'ha respuste; 
dopotutte, nenn'éje 'a fïn' u munne. 
Stàce chì pèrde tande, tande de 'cchiù. 
Vuie statene cundènde 
ca perdite sckitte i dïnde; 
magne 'u vèrme e ije nen pèrde nïnde. 

-A sì? Pe vuie è facele 
terà l'acqua a lu muline. 
Allore ije ca pèrde solde e tïmbe, 
pe vuie nen pèrde nïnde? 
E' probbete ruvère lu pruvèrbie chè se dice: 
" 'U munne, éje probbete a pesature": 
Vuie vulite 'uadagnà 
'u verme vole rusecà, 
e ije l'avèssa pegghià 'llà? 

'Mbè, e allore dottò 'u sapite chè ve diche? 
Teniteve mazze, zippere e pesature, 
pecchè 'a sottoscritte 
se aveze e ve salute ........................

PIZZELE E VASE
24.12.76

 

'U SCKATTAMURTE
10.2.77

 

'U VAREVIRE
10.3.69

 

A 'NU GALLUCCE NUSTRANE
14.8.77

Tande 'ggèndile e tande triste appàre,
'u gallucce mije, quanne 'u cuvïrchie ,
d'a tîèlle, chiàne chiàne allundàne.

Ck 'a crèsta triste e i ciambe appése
isse stàce, mèndre l'ucchie mije,
u vètene e 'nze stanghene de 'uardà.

Chè morte infèlice, chè brutta fine
avîva fa, mèndre 'u cannaruzze mije,
s'allasche e s'apprèste a te 'gustà.

Cume e 'nu cardille tu nascisse,
'nd'o gallenàre candanne e rerènne,
facisse prime cip cip e pò chìcchìrìchì.

Pò d'u recinde facisse 'u 'rrè
e annanze a tè nesciune putéve stà,
'uàie a chi te tuccàve i galline.

Avezave 'a crèste, 'ngreccave 'a càpe,
e 'nu lucchele, cum'u sole s'avezàve,
tu, allazzàve forte 'a secherdune.

E mò 'llà, 'mbuttite fîn'a 'nganne,
resiste angore, ck 'a criste de galle
e cke l'ucchie musce e appasulàte.

Ma tande mò, a tè chè te n' 'mborte,
si te fanne a ragù o qual 'èje 'a sorte.
Putresine e patàne, fanne da condorne.

'A morta tuie, nenn' éje 'nu funèràle,
éje 'na fèstà granne, cum' e 'nu Natàle
'nd'o se véve, se rire e se magne.

Tu si nàte 'rrè e mure cum'e 'nu 'rrè.
Ogge tu s i 'u rrè dè tutt'a tavele.
Tutte stà fèste se fàce sckitte pe tè.

Sckitte pe tè gallucce nustràne,
a ragù, arrusulàte, 'mbuttite e tuste,
nuie fuggiàne dàme l'uteme salute.

I patàne rumanene sèmbe patàne,
'u putresine, rumàne sèmbe putresine,
'u 'rrè d'a tavele, sì sckitte tu.

O gallucce, gallucce nustràne,
tu p'u fuggiàne si 'n'istituzione,
sènze de tè, nen sonene cambàne!

Perciò, l'anne ca véne, turne a candà,
turne a fa cip cip e 'nu chicchirichì,
cume sckitte tu sàie allazzà.

Nuie t'aspettàme cke 'ttand' onore,
te salutamme cke rivèrènze,
ma tu turne a candà, gallucce nustràne.

Turne a fa mostre d'a crèsta rosce,
sembe 'ngreccàte, sèmbe allèrte
turne a fa 'u 'rrè 'd'u gallenare.

Turne a fa 'u 'rrè d'a tavela nostre
gallucce nustràne, gagliarde e tuste,
p'a fèsta nostre, d'i quinece aguste.

'U STRUSCE P'U CORSE

I fuggiàne, annanze e 'rréte,
d'a calàte d'u sole, fîn'a sére,
chenzumene matune, cavezune,
tacche, sole e mèzzesole.

P'i studînde , desuccupàte,
deplumàte, stracquachiazze,
zetellune e prefessure,
'u munecipie avria tenè
'nu fonde spése p'i riparazione:
'd'o pizze Sand'Andunie,
fîn'a tutte 'u viale d'a stazzione".

Tutte quande, 'ndestindamènde,
cum' arrivene e duie pendune,
de colpe s'avotene a 'ccap' arréte ,
manghe si a 'nu pizze menassene i préte
e d'a l'ate terasse pezzille!. ....

S'avèssera sènde i trascurze pò:
"I matunèlle sò vècchie e zumbellèiene,
quèlle camine ch'i cosce storte,
quell'ate s'ha fàce sèmbe p'u corse
e vàce truvanne marite .....
tande se ne sò iute de carte da bolle,
dumàne ce vedime p'u corse .....

'U fatt éje ca mò,
se sò 'mbaràte pure i frustïre,
e 'u strusce 'nn' anze e 'rréte ,
s'hu fanne spisse e vulundïre?

Cum' ha mettime mò?
Ce vulime mètte a truvà 'nu remèdie?
Allargàme i banghine
o allungàme 'u corse?

Ma tande, sarrije tutt' inutele.
Cke 'ttanda stràde e vianove,
'u fuggiàne, cke tutt' u frustïre,
'u strusce si nen 'nz 'u face p 'u corse
'nze sènde ne' sazie e ne' cundènde .....
'U strusce se l'hadda fà;
da Sand'Andunie o pizze d'a stazzione.

CECATILLE E FASULE
10.11.79

 

PENZIRE
E ATI COSE...

'U ZEMONECHE E 'U CAFONE 
7.10.68 

Decève 'nu zemoneche a 'nu cafone: 

"Biàte a tè cafone, 
ca te magne pàne e cardone, 
měndr' ije, povere moneche svendurate 
'a matine carne e 'a sère frettàte". 

Respunnije 'nu cafone: 

"Biàte a tè zemoneche ck'u cuzzettone, 
ca durme sop' o lïtte ritte e tise, 
mèndr' ije, cafone da chè sò nàte, 
sop' a 'nu lïtte ck'u matarazze de làne".

'A CEMENERE
5.10.68

'Uardàve fisse quèlla cemenère, 
e 'a faccia tuie 
ca ére néra nére, 
cum' e 'nu tezzone 
de caravone. 

'U fum' ascéve d'a cemenére 
a sbuffe a sbuffe 
e nére nére, 
cum' e 'nu 'ngnutte 
de 'nu spinïlle. 

'U fume se ne 'iéve ritte 'ngïle 
e ije rumanéve 
cum' e 'nu 'mbècille, 
a 'uardà 
i nuvele de fume. 

Cum' è grigge stà vite, 
te vute, te 'ggire, 
è sèmbe 'a stèsse. 
Ije, tu, 'na nuvele 
e 'ttanda fèsse.

COSE VECCHIE
1.11.69

Quatte scorze de lemune 
spremute, 
'na sckafaréie, 
'nu ratavïle, 
sètte sègge e 'nu banghetïlle, 
'u core tuie, 
'n' amore fenute, 
chè se 'n'è iute. 

Pure 'u core tuie sì, 
pe mè, 
ca rèste sule a penzarte, 
éje 'na cosa vècchie. 
Nen 'nzènde, 
nen chiagne e manghe rire. 
Ormàie, 
nen 'nzènde 'cchiu nïnde. 

Nen dice 'cchiù te vogghie 'bbéne, 
e tu, 
sì 'ddevendate 'na préta toste, 
'nu vreccione. 
L'amore 
ca decïve d'avè pe mè, 
éje acqua lavàte. 

'U desedèrie de vedèrme, 
'nd iffèrènze. 
'A voglie de stà 'nzïme, 
acqua passàte. 
'Na parole 'mbonde a lènghe, 
'na calàte de càpe. 
Quiste rèstene de tè, 
sckitte quiste : 

Quatte scorze de lemune 
spremute, 
'na sckafarèie, 
'nu ratavïlle, 
sètte sègge, 'nu banghetïlle
e 'n' amore fenute.

'NU CUNZIGLIE
8.3.77

 

A 'NU VECCHIE 

"Faciteme 'na caretà, signò, 
facite 'na caretà a 'nu povere vècchie... " 
Cke stì parole, tutt'i matine, 
ck'a varva 'mbacce e 'na màna tése, 
'nu vècchie, 
petecàve punduàle annan' a 'Cchîsa Granne. 

Pe isse ére cum' e 'nu salute, 
'nu bongiorne e chi passàve. 
Pe l'ate, a seconde d'u carattere, 
chi u scanzàve cum' e 'nu càne, 
e chi se facéve 'u sègn' a croce, 
cume sì se truvasse annanz'a 'nu sande. 

Mò n'u véte 'cchiù; 
sarà 'iute 'mparavise a truvà recîtte, 
oppure starrà azzuffennàte 
'nd' a 'nu funne de lîtte. 
Sckitt' u penzîre, a sapèrle malàte, 
me sènde 'na préte e 'u core 'nghiedràte. 

Povere vècchie, chè brutta svendure, 
ha cercàte lemosene da crîature; 
diune e murte de fàme, 
ha passàte anne, iurne e mise, 
'iettàte 'ndèrre, cum'e 'na varda vècchie, 
sule, a 'nu zinne de mure. 

Sole, vînde, tèrre e acque, 
hanne cutte i carne suie pe tand'anne; 
e quanne se pegghiàve 'na scustumatèzze, 
isse 'nz 'affleggéve: 
chiàne chiàne acalàve 'a càpe, 
perdunàve e repegghiàve a stènn' a màne. 

Quanda forze d'aneme tenéve, 
facéve paure, ére 'na forze de nature. 
Avèsse viste scuffelà 'u munn' indére, 
isse rumanéve 'llà, 
a stènne 'a màne, pe 'nu tuzze de pàne. 

Mò 'n'u véte 'cchiù; 
i penzîre s'accaniscene 'cchiù de prime: 
ma une rèste fisse 'nd'o cervèlle: 
"E 'cchè éje stù munne, 
ca dàce a chi tanda tande 
e chi nînde nînde". 
Stù vècchie e nàte misere 
e more 'cchiù misere angore. 
Pèrciò, si mò 'u Padrètèrne 
se l'ha chiamàte o munne suie, 
sarà quist'u prèmie, 
de 'na vite tand' amàre. 

MUNNE CRUDELE

 

'NU QUADRE A 'PPETTURE
10.7.80

 

OGN' E VOTE
10.7.80

 

'A CECALE E 'A FURMICHE
11.7.80

 

'U 'LLORGE
5.9.77

 

PENZÏRE
19.1.81

 

'A FEMENE
22.9.77

 

FRASCHE, FRUSCE
14.1.81

 

L'AMORE
26.9.77

 

E A 'CCHE' SERVE
21.1.79

 

A FOGGIA NOSTRE
26.12.77

 

NATALE 1980

 

'A POISIJE
6.4.79

 

MAMMA' NATURE...
11.12.79

 

AIRE, OGGE E CRAIE

 

L'EMIGRANDE
3.2.79

 

'A VIOLENZE
10.11.79

 

'A PRETE 'Nd'A SCARPE

 

I MARTELLATE
11.11.79

 

SUNATE ANGORE
29.3.80

 

CUM' E' TRISTE TER'ANNANZE STA' CARRETTE...
11.1.81

 

'A FESTE DE SAND'ANNE
CUME L'ACCONDE 'MBA' GIUVANNE

'A FESTE DE SAND'ANNE
CUME L'ACCONDE 'MBA' GIUVANNE

Quann' ére 'u iurne d'a fèste Sand'Anne,
'ggià da a 'pprima matine ci' allustramme
pèr 'bbéne e ce menamme 'nmîzze a la stràde,
accumenzanne a dà l'eurie a tutte l'amice
e a i parînde. Stàce da dice ca pe stà fèste,
nesciune s'ére sunnàte de 'jì fore e pèrciò,
'na vota tande, ce truvamme tutte quande.
E accussì, mèndre i fèmene chè avèvene iute
a la mèsse a 'pprima matine, se mettèvene
accuste o fucarine p'u magnatorie, nuie umene
e i criature ce retruvamme tutte quande
'nmîzze o larghe de Sand'Anne e Sott'o Cappellone
i Cruce 'nd'o ognune avandàve 'u ciucce
suie de cum' arragghiàve e de cum' avéva corre
a 'ddefresckàte p'a corse chè avéva fa.
I 'uagliune intande, 'iucavene pe 'ccunde lore
a ziccamure o o singhe a cocche passe da nuie
e ogn' e 'ttande annuselavene i raggiunamènde
nustre ma sènza feccarese 'nmîzze. Pe
'nz ' abbusckà 'nu scuppelone ...
'Mbunde a mezzeiurne, mèndre i cambàne
sunavene a fèste, se turnàve a vije d'a
càse p 'u magnatorie . 'A tavele ére 'ggià
pronde, 'nge stéve ca da sestemà i criucce
ca erene quille ca facèvene sembe 'nu
sacche de muìne, spicialmènde quanne stéve
'ggènde estranie. Accumenzavene 'na zurlarèlle
ca nen fernéve màie.
I sègge nen avastavene màie ma cke cocchè
'ttavele ch'i cavallètte e cke cocchè
ferlizze, s'aggiustàve tutte cose.
Dope tanda "fatte 'cchiù quà e fatte 'cchiù
'llà" s'accumenzàve a 'nzeppà 'a vrocche
'nd'o strafuche ... ca nenn' ére ate ca 'nu
piatte granne chiene o de pezzarèlle de
gràne 'arse ck'a recottatoste, o trucchele
ck'u sughe o recchietèlle ck 'u ragù. Pò
arruvavene braciole, carne arrestute e
'a tièlle o furne. 'Na 'bbona vèppete de
vine 'bbune, accumbagnàve tutte cose.
Dope stà treppàte, ci' abbiamme tutte quande
p'u Larghe de Sand'Anne 'nd'o 'ggià s'erene
preparàte p'a corse d'i ciucce, 'nd' e sacche,
'u palie d'i maccarune e 'u pàle 'nzapunate de sapone.
Ere quiste 'u deverternènde e 'u spasse pe
tutte quande e tutte 'nguraggiavene i lore a
'bbotte de lucchele e tanda parole.
Eje inutele a dice ca 'a corse quelle chè atteràve
de 'cchiù ére quélle d'i ciucce. 'U patrune
d'u ciucce vingitore, avrije tenute da candà
vittorie pe parècchie tîmbe, mèndre i pèrditore,
s'avrinne arretràte ck'a code ammusciàte
e s'avrinne pegghiàte i soprannume de tutte i
chelure ... Schercione e Ciambelone èrene i nume
'cchiù 'ggèndile ...
Fenute tutt'i corse, quanne stéve quàse pe
fa scure, se turnàve a càse nostre pe ci' allustrà.
Ci' aspettàve 'u strusce e nesciune vulève
mangà.
Sott' a 'llumenorie a cetrule, i fèmene dèvene
punde a tutte quande. S'aggiustàvene cèrti
prumére ca 'Ggese Criste i vuléva 'bbenedice
cke l'acque d'u pesciature ...
Nen putéve mangà nè 'a vèste a viocche a viocce
e manghe 'u conz'e rusce. Ere 'a fèste lore e
sckitte pe quillu 'iurne avrinne tenute 'u permèsse
de s'accungià sènze ca l'umene avrinne
putute 'dice stamece passe. I sckacche rusce e gialle,
facèvene 'bbèlla mostre 'mbacce e vèste, mèndre
i facce, chiéne de conz'e rusce, i facènene
assemegghià a tanda masckere. Ere 'nzomme 'nu
carnevàle andecepate.
Nen mangavene i crîucce ch 'i pèttele appése
e a ogn' e pizze de stràde, se déve 'a reggestràte
e 'na sciusciàte o nàse.
L'umene s'allustravene a la mègghie. 'U vestetîlle
de l'anne prime ere sèmbe 'bbune. 'Na
steràte e, u nu poche larghe e u nu poche
stritte, nenn' ére importande. 'U necessarie
ére ca ére pulite e steràte. 'U 'cchiù d'i
vote ere quille de zegrine ca ere servute p'u
spusalizie e ché s'hu sarrije purtàte fin' a la tombe.
Quanne mangàve pure quiste, s'arrangiàve
a la mègghie ...
I scarpe e i capille no, quille avèvene esse
tise e lucedàte. I capille avèvena esse alleccate
pèr 'bbéne de brellandine, e quanne ce mangàve
pure quèste, ce penzàve 'u sapone .
Fra 'na 'iute e 'na venute, se 'ngruciàve
a zia Cungettèlle, cummà Miolle e ziolle 'a
pelucchére ca p'a 'ccasione s'avéve aggiustàte
'nu tuppe ca ére 'a fin' u munne .
Esse ére 'a 'cchiù 'uardàte d'a fèste e de
tutt' u strusce ma putîve stà secure ca
l'anne apprîsse o si no probbete o quinece
aguste, tutt'i fèmene se sarrinne accungiàte
pure lore a tuppe a tuppe ...
Vèrse 'na cèrt'ore, mèndre i 'cchiù 'ggiuvene
cundunuavene 'u strusce, smercianne 'a
'uagliungèlle e 'u 'ggiuvenettille, i 'cchiù
attembàte, ormàie stracque e accise de fa 'u
sop ' e 'ssotte, turnavene a lu casorie pe
preparà 'u magnatorie. Ere appunde 'a tavelàte
annanz'a porte. Avéve esse accusì longhe e
accussì ricche chè avéva esse 'a 'mmidie de
tutte 'u vecenàte.
A stù punde stéve sèmbe chi mettéve avande
'u grammofene o cocché cungertine arrangiate
ché accumenzàve a sunà. E accussì, chi cundunuvàve
a prepara 'a tavele e eh i se mettéve
allègramènde a zurlïà, abballanne tutte i balle
modèrne: da la tarandèlle a lu focstrotte, da lu
valzèr a la polche, da la mazzurche a lu condrè.
Stracque 'cchiù de prime, ce sduvacamme tutte
sop' e sègge cume e tanda varde vècchie.
Dope ca repegghiamme fiàte, ci’ accustamme tutte
a tavele mise a lunghe a lunghe p'a stràde e a
'nu pizze de mure nen mangàve 'a furnacèlle ck'u
fuche vive, pronde p'arroste i tacchecèlle
d'agnîlle, ma prime aveva frije i pezzefritte.
Ere fèste pe tutte e chi passàva passàve ére
'nu 'mbetàte ca se putéve assettà cke nuie, cke
tutte l'onore e 'u respètte.
'Nzîme e ciammaruchèlle e i pezzefritte ca erene
probbete de tradizione, sop'a tavele nen mangàve
nè 'na spaghettàte e manghe i peperuscîlle fritte
o ck'u pumadurîlle friscke e tanda vine.
'U 'cchiù tarde ci 'affacciamme tutte quande
sop'a banghine de Sand'Eligie pe sènde 'nu pîzze
de 'bbanne. 'U lumenorie ere angore 'bbèlle vive
e quilli lambarèlle ch'i cetrule
facèvene probbete luce.
'A fèste ormàie stéve pe fenèsce. Ere 'a fèste de
Sand'Anna nostre ca se ne 'iéve. Dumàne se turnàve
a fategà p'a cambagne e esse avrije cundunuate a
'uardà i spalle nostre
facènnece turnà 'a sere a càse'
'nzanda pàce.

LETTERE
DA L'AT' ITALIE...

GIUVANILLE DA TORINE, SCRIVE A 'NU CUMBAGNE
DE SCOLE CA SACE A MILANE:

 

'A RESPOSTE DE BALDASSARRE

 

FENIMELE CANDANNE...

 

'A BALLATE D'U CALUCCE 
Versi di Giuseppe Esposto 
Musica di Antonio Buonpensiero 

Me chiàme Calucce, 
Sò tèrrazzàne. 
Me chiàmene Calucce, 
pecchè sò fuggiàne. 
E sò fuggiàne sì 
e sò Calucce. 
Ije me ne vande sì; 
sò granezzuse. 

Sì àme stà tèrre, 
e 'u paiése. 
'U Cappellone i Cruce, 
e 'a 'Cchîsa Granne. 
E sò Calucce sì 
e me ne vande. 
Ije me ne vande sì, 
sò granezzuse. 

Ma pecchè stù cîle, 
'u vogghie 'bbène. 
E pecchè stà tèrre, 
è de tutte quande. 
E sò Calucce sì 
e me ne vande. 
Ije me ne vande sì, 
sò granezzuse. 

P'a fèste Sand'Anne, 
me vèst'a 'llusse. 
Pecchè l'ati iurne, 
pènze a fategà. 
E sò Calucce sì 
e me ne vande. 
lje me ne vande sì, 
sò granezzuse. 

Pezzènd' e 'nuràte, 
sènza padrune. 
Sènze 'na tèrre, 
ma in libèrtà. 
E sò Calucce sì 
e me ne vande. 
Ije me ne vande sì, 
sò granezzuse. 

'A sére ca torne, 
ije nen m 'addorme. 
Sì prime nen sènde, 
sunà 'a 'Cchîsa Granne. 
E sò fuggiàne sì 
e sò Calucce. 
lje me ne vande sì, 
sò granezzuse.

LA NERVATURA
Versi di Giuseppe Esposto
Musica di Antonio Buonpensiero