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Valeria di Napoli (Pulsatilla)

Foggian version
lunedì, 07 febbraio 2005

La città che mi ha dato i natali (e me ne ha dati ben diciotto) ha lasciato in me un'indelebile traccia lessicale, che mi curo di non perdere.
A vostro e mio beneficio, il glossario delle parole foggiane che prediligo.
ACHTUNG. Il foggiano quasi non ha vocali. La gente si esprime per sole consonanti. Ogni tanto c'è una vocale, ma quasi mai si tratta di a, e, i, o, u. Il suono vocalico più frequente è un misto tra ah, eh e oh, che fa più o meno aeoh, ed è grossomodo il corrispondente di quel suono che in inglese viene indicato con una e rovesciata, però un po' più stretto. Non avendo a disposizione su questa tastiera la e rovesciata, da qui in poi lo indicherò con *.

Ndlltt't. Questa, a nostro avviso, è la più lunga parola senza vocali del dialetto foggiano. Schiudete le labbra, pinzatevi il pomo di adamo e sentitelo vibrare. Bisogna sgranare per bene una consonante dopo l'altra, come se fossero distaccate, e l'accento va idealmente sulla doppia tt: "nd-ll-tt-t". La sua parentela con la lingua italiana è dubbia. Indellittato? Comunque significa "agghindato (per la sera)", Es. seee miis ndlltt't (si è messo/a in ghingheri). Ci sono delle sfumature però. Se uno seee miis aa pr'meèr (si è messo la primiera), vuol dire che si è acchittato con un minimo di buon gusto, prediligendo accessori di classe. Se uno invece seee m'b'rnacchi*'t (si è impernacchiato), lo ha fatto in modo vistoso e pacchiano.
A Pisa pacchiano si dice foggiano; immaginate da soli cosa significhi impernacchiato a Foggia.

Aeoh. Pronuncia: *.
E' un fulgido esempio di quella che in italiano si chiama funzione fàtica, atta, cioè, a mantenere il contatto fra locutore e destinatario. Significa: cazzo fai?/cazzo vai?/cazzo vuoi?, ma soprattutto stattattìnt (statti attento). Es. uno vi pesta un piede, e voi rispondete: *.

Chiteccòpp. Letteralmente, "chi ti è stato accoppato", ovvero chi ti è stato ammazzato. Si tratta di un insulto. Es. un automobilista vi passa accanto infangandovi i calzoni di pozzanghera, e voi vi sbracciate sbraitando: vafangùl acchiteccòpp! (Vaffanculo a te e quante ne tieni). Funziona parimenti con chitemmùrt o, per i più timorati di Ade, chitevvìv.

Uoscinton. L'accento cade sulla seconda o, uoscintòn. Si trova spesso scritto al mercato, così come ve l'ho messa, e vuol dire arance (difettivo del plurale).

Buc 'n c'p. Si pronuncia bùk-*n-gh'*-p. Letteralmente, buco in testa. Se a Milano si tira il pacco (altrove si chiama bidone), a Foggia è fare il buco in testa. E' una fregatura, ma più frequentemente un mancato appuntamento. Trattasi di un'espressione idiomatica totalmente visionaria, la adoro. Ma raramente la uso fuori città, in quanto mi fa perdere troppo tempo in spiegazioni.

Tr'm'n. Si pronuncia tr*m*n*. Per pronunciare bene questa parola dovete assicurarvi di avere entrambe le arcate dentali serrate. Significa sega, e, per estensione, coglione.

Coglione si dice anche M'chel (Michele). Es. sì pòp nu M'chel (sei proprio un Michele). Dato che la maggior parte dei foggiani si chiama Michele, questo staglia ombre sinistre sull'intera genia.

Parapatt' e p'c'. Un'altra espressione idiomatica deliziosa. Frequentemente addolcita nell'italiano parapatta e pace. Si utilizza di solito per rendere chiaro che un debito è saldato. Es. Tu m' avèa dà tre mulagnòn, ì t'aggh d*'t quatt pat*'n, stìm parapatt e p*'c. (tu mi dovevi dare tre melanzane, io ti ho dato quattro patate, stiamo parapatta e pace).

Matah. Pronuncia: Matàh!. Questa interiezione si è diffusa in terra dauna una dozzina di anni fa, quando su Telenorba (Telenorba sta per tele-nord-bari) veniva trasmessa la versione vernacolare del serial La Piovra, che da noi si chiamava Il Polpo. Altro non è, a dispetto del suo vago sapore karateka, che una forma sincopata di Madonna. Es. Matah, che cav'd. (Madonna, che caldo). E temo che sia originariamente barese.

Meh, ji. Pronuncia: Meh, ì*. Presenta innegabili assonanze con l'emmè, e ià napoletano, ma come vedete è molto più sintetico e incisivo. Letteralmente vuol dire: dai, andiamo. Ma in realtà è dai, forza, non fare storie, alza il culo e cammina. O anche: mah, caliamo un velo pietoso. Nella sua versione sfastidiata, ovvero seccata, diventa: mèhn, ji. Tra meh e mèhn c'è di mezzo uno spettro di fastidio, più o meno vasto.

Sciarabbàll. Si pronuncia come si scrive. E' il carro trainato dai cavalli. Si dice usualmente di autovettura poco appealing e/o desueta e/o sfracellata. Es. il tuo concessionario di fiducia ti telefona per dirti che è arrivata una macchina usata a cinque milioni, vale la pena di vederla. Tu ti precipiti dal concessionario. La vedi e dici: emmè, k'agghia fà cu stu sciarabbàll. (Embè, che devo fare con questo catorcio).

Svacantapapòsh. La mia preferita in assoluto. U' svacanta-papòsh. Lo svuota-proboscide. La sega.
Sparatràpp. Il cerotto. Un classico esempio di onomatopea, che porta in sé il dolore causato dallo strappo. Misteriosamente, questo lemma è arrivato fino in Francia, tant'è che in francese cerotto è sparadrap.

Chiang. Suona zen, ma non lo è. Questa parola ha per me un alto contenuto affettivo. Infatti ogni volta che io e mia madre tornavamo a casa in macchina, passavamo davanti a un bar con l'insegna arancione CHIANGHET. Fino all'adolescenza ho coltivato l'illusione che fosse una parola straniera (cfr. miti a buon mercato, 24 gennaio). Come si pronuncerà? Alla francese? Sciangè? O all'inglese? David Bowie nella sua canzone non dice Ch-ch-ch Changet?
No. La chianga è, banalmente, il ripiano dove si appoggiano le cose. Il bancone, quindi, se il contesto è il bar. U' chianghèt è un piccolo bancone, evidentemente di un piccolo bar del cazzo, come avrei appurato molto dopo.

Scioppare. Portare via arbitrariamente, con brutalità. Ha una grande valenza semantica. Non vi scippano la borsa, semmai ve la scioppano. A Foggia, quantomeno.
L'elisione delle vocali si chiama, tecnicamente, corruzione. Mio padre dice che Foggia è l'archetipo della città corrotta, e di solito si fa due risate da solo.

dal blog di Valeria di Napoli (Pulsatilla)